Il dodecalogo del freelancer – La mia Vision

freelancers' lifestyle

Dodici cose che ho capito, da quando mi occupo di digital marketing.

Ho elaborato il mio personalissimo Manifesto del Freelancer, riferito in particolare alla mia attività di SEO Expert, SEO Specialist, come creatore e fondatore di una piccola startup come Pistakkio Marketing, ma che può benissimo anche essere traslata nell’attività di qualsiasi altro freelancer attivo nel digital marketing.

1. Scopri chi sei.

  • All’inizio, è difficile concentrarsi sulle cose che contano per te e che ti servono.
  • Invece, potresti ritrovarti tirato in direzioni diverse che possono causare esaurimento.
  • Più velocemente imparerai chi sei, più facile sarà seguire il tuo percorso.

2. Impara a conoscere i tuoi Valori e a valorizzarli.

  • I Tuoi Valori sono la Tua Stella Polare.
  • Essi ti aiuteranno a costruire l’attività in cui ti divertirai a lavorare e a lavorare con persone che condividono i tuoi Valori.

3. Stai con le persone che ti apprezzano per quello che sei.

  • Tutti hanno bisogno di supporto e di essere apprezzati. Puoi andare lontano da solo. Ma andrai molto oltre, insieme a qualcuno che ti supporta lungo la strada.
  • Circondati di persone positive che la pensano allo stesso modo.
  • Elimina dalla tua cerchia di collaboratori coloro che vivono in “modalità vittima”. Ti trascineranno giù. Inesorabilmente.

4. Non negoziare con chi non ti rispetta.

  • Non è necessario vincere ogni battaglia.
  • Non c’è bisogno di dimostrare a nessuno che hai ragione.
  • Dovresti essere d’accordo ad allontanarti da progetti, denaro e clienti se non rispettano te, il Tuo Tempo o i tuoi processi di Lavoro.

5. Stai lontano dai clienti che sanno tutto loro.

  • Se glielo permetti, rovineranno la tua attività abbastanza rapidamente.
  • Quindi: “vade retro, Satana”.

6. Assumiti le tue responsabilità.

  • Le persone che incolpano costantemente qualcun altro, falliscono al 100%.
  • Non fare il qualunquista. Impara ad assumerti la Responsabilità delle Tue Azioni e Decisioni.
  • È il primo passo per migliorare la Tua Vita ed esserne l’Artefice.
  • E ricordati la cosa più importante: che se non decidi (o decidi di non decidere) è anch’essa una decisione.

7. Impara dagli errori e dalle scelte sbagliate che hai fatto.

  • È il modo migliore per crescere velocemente.
  • Quando capisci che cosa ti ha insegnato una situazione spiacevole, puoi usarla a tuo vantaggio in futuro.
  • Se non impari una lezione, la situazione andrà a peggiorare.

8. Fai ciò che ti illumina (trova il tuo “Ikigai”) anche nel lavoro.

  • Se devi sforzarti di svegliarti ogni giorno e fare il tuo Lavoro, hai scelto il lavoro sbagliato.
  • È giusto cambiare le cose che fai. Focalizza il tuo Lavoro, ma rendilo vario, alternando le operazioni che svolgi tutti i giorni, affinché non diventino monotone, perché la monotonia ti creerà alienazione.

9. Mantieni una Visione superiore.

  • Sostieni qualcosa di importante per te. Quando la tua causa è più grande di te, hai poteri illimitati. Nessuno ti potrà fermare. Non le tasse, non i clienti criticoni, nemmeno le crisi mondiali, pandemie, guerre e le cavallette 😊.
  • Chiediti: perché lo sto facendo?
  • Va bene essere motivati ​​dal denaro, ma non basta. Ci deve anche essere qualcosa di più grande e più significativo per la comunità dei Tuoi Clienti che stai aiutando col tuo Lavoro.

10. Dì di “no” più spesso.

  • Le opportunità sono grandiose.
  • Ma non hai bisogno di tutte le opportunità che ti si presentano.
  • A volte ti distraggono solo da ciò che conta.

11. Crea l’atmosfera “giusta” nella tua attività.

  • Sii responsabile nel guidare la Tua Azienda, che dovrà avere la sua Voce e i suoi Valori.
  • Assumi o collabora con persone che sono in totale accordo con questa Vision.

12. Dai il giusto Valore al tuo Pricing.

  • Trova il tuo pubblico di destinazione e ignora quelli che non sono nel tuo target.
  • È impossibile aiutare tutti e piacere a tutti. Se ci provi, fallirai presto.
  • Dai Valore ai tuoi prezzi e lavora solo con coloro che sanno capire il Valore del tuo Lavoro.

Tovarish, Gorbaciov, Do Svidanija

Mikhail Gorbaciov, ritratto ufficiale

È morto Mikhail Sergeevich Gorbaciov, storico segretario generale del PCUS e riformatore dell’Unione Sovietica, fautore della Perestrojka e della Glasnost’, storici concetti che sono entrati anche nel Vocabolario Treccani.

perestròjka s. f. [voce russa, comp. di pere, indicante mutamento, e stroit′ «costruire»; propr. «ricostruzione, riorganizzazione»]. – Termine adottato nella politica interna sovietica e poi accolto dal giornalismo internazionale per indicare l’insieme di riforme politico-economiche (ricambio nei vertici di partito, adozione di nuovi sistemi di rappresentanza ed elettorali, moderato liberismo economico, riconoscimento delle opposizioni interne, ecc.) che caratterizzarono l’azione di Michail S. Gorbačëv a cominciare dal marzo 1985, quando venne a occupare la carica di segretario del Partito Comunista sovietico. A perestrojka era solitamente associato il termine glasnost (v. la voce), spesso tradotto in ital. con trasparenza.

glàsnost s. f. [voce russa, glasnost; propr. «comunicazione, informazione»]. – Termine adottato nella politica interna sovietica negli anni Ottanta del sec. 20° e poi accolto dal giornalismo internazionale per indicare la pubblicizzazione delle notizie politiche, economiche, culturali tramite i mezzi d’informazione (v. perestrojka). La comune, ma non esatta, traduzione con trasparenza è dovuta all’assonanza con l’ingl. glass, ted. Glas, fr. glace, che significano «vetro».

Gorbaciov è stato tanto amato e stimato all’estero, quanto inviso ai russi, durante l’era del suo mandato. La sua perestrojka e la sua glasnost’ furono una ventata di freschezza e rinascita per le libere idee dei russi: nacquero news magazine, giornali e riviste che spuntavano dal nulla come funghi. Fu un periodo bello per tutti coloro che lo hanno vissuto dal vivo e dal di dentro (e io ci sono stato in Russia quando c’era Gorbaciov). Non con i titoloni “sparati” di Repubblica, che all’epoca, in piena era Scalfari, gridava alla libertà a ogni piè sospinto, ma con chi, come me, da studente universitario all’Università Lomonosov di Mosca, ha potuto vedere i capannelli all’uscita delle stazioni della metropolitana di Mosca e Leningrado (oggi San Pietroburgo), con improvvisati comizi da strapaese, dove si discuteva di tutto, dal prezzo delle patate alla possibile efficentazione del lavoro sovietico nelle campagne. Insomma, io c’ero. C’ero nel 1989, la prima volta che andai in Unione Sovietica, come ospite di una famiglia di amici, e poi quando tornai successivamente come studente alla Lomonosov nel 1994 per tutto un semestre invernale. Ma quella è ancora un’altra storia, perché già c’era al potere El’tsyn, il quale aveva già cambiato parecchie cose e già l’Unione Sovietica non esisteva più, almeno come moloch statutario di un passato comunista.

Ma la perestrojka (lett. ristrutturazione) di Gorbaciov mise in luce tutte le contraddizioni del cambiamento, nonché fece già intuire i successivi accaparramenti e speculazioni dell’era successiva, quella di El’tsyn. E con la ristrutturazione che avviò Gorbaciov, i negozi erano vuoti (io li ho visti e non parlo per sentito dire): scaffali lunghi dieci metri con tre pezzi di qualcosa, gettati lì, senza la minima normativa igienica. Cosa che nemmeno nella precedente era Brezhnev si era mai vista. Tant’è vero che molti russi rimpiansero per anni l’era Brezhnev.

Mi si passi il paragone, un po’ tirato per i capelli, ma Gorbaciov è stato per la Russia quello che è stato per noi italiani, Mario Monti. Stimatissimo all’estero e quasi odiato dagli italiani, che fu costretto a mettere in ginocchio a causa del vicino fallimento e delle politiche restrittive europee.

Nessuno, tra i russi, rimpianse la dipartita di Gorbaciov, quando ci fu il colpo di stato nel 1991 e quando arrivò appunto El’tsyn.

A me Gorbaciov ha fatto sempre tanta tenerezza, soprattutto quando uscì di scena, massacrato dai media russi e dall’opinione pubblica. Quando ci fu il golpe, tutti lo videro scendere dalla scaletta dell’aereo, di ritorno dalla Crimea (pensate ai corsi e ai ricorsi della Storia!!!), dov’era in vacanza con la moglie Raissa Gorbaciova. Stanco, prostrato, umiliato, defenestrato senza la minima parvenza di gratitudine, additato poi, anche oggi da Putin, come un traditore della Patria.

Nemmeno lui, e lo ha detto più volte successivamente, si sarebbe mai potuto aspettare del cambiamento a cui aveva dato vita. Gli sfuggì tutto di mano, forse in un modo che nemmeno lui aveva previsto e auspicato. Vuoi o non vuoi, la sua rivoluzione senza sangue è stata però lo stesso una cosa epocale, che quantomeno sarà studiata nei libri di storia della Russia, quando tornerà ad essere un paese democratico.

Oggi la Russia ha celebrato le esequie di un grande uomo del Novecento, quasi in silenzio, vergognandosi del suo passaggio terreno nella Storia del paese. Il che la dice lunga sul livello di democrazia di quel paese, oggi.

L’innovazione non è una supercazzola (lettera aperta ai 36 mila visitatori presenti al Web Marketing Festival 2022 di Rimini)

Fabrizio Gabrielli, CEO & Founder di Pistakkio Marketing, consulenza SEO e Google Ads a Firenze e Regione Toscana

Nel corso del weekend appena passato, dal 16 al 18 giugno inclusi, si è svolto alla Fiera di Rimini il Web Marketing Festival, organizzato da SearchOn Media Group. Il CEO di SearchOn, Cosmano Lombardo, ha pubblicato qualche giorno fa un bel collage di foto in cui mostrava le fasi di smantellamento della Fiera di Rimini dagli allestimenti fieristici, che hanno coinvolto espositori e sponsor del Festival.

In questo post Lombardo ha pubblicamente dichiarato che sono stati 36 mila gli iscritti visitatori della manifestazione, che pertanto si colloca a pieno titolo e dati alla mano come, non solo la più grande manifestazione di marketing al livello nazionale, ma probabilmente una delle più imponenti kermesse al livello continentale europeo e paragonabile alle fiere degli Stati Uniti.

Inutile dire che questi “ragazzi” sono riusciti a creare un “carosello” fantastico, un merito che resterà negli annali e nella Storia del marketing e dell’innovazione nazionale. Un successo più che strameritato per questi ragazzi, che hanno sede a Bologna e che hanno avuto la lungimiranza di perseverare nei loro intenti, anche quando venivano criticati dai soliti benpensanti, sapientoni degli ambienti snob (soprattutto milanesi, ma non solo).

Di innovazione ne ho vista tanta a questo WMF22. Non solo da parte dei privati, ma anche delle istituzioni statali pubbliche. Ho ascoltato il ministro Giovannini, parlato con lo stand dei Beni Culturali e del Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Il robot dei Beni Culturali che fa le ispezioni all’interno degli scavi di Pompei

Target di pubblico molto ringiovanito e giovanile, rispetto alle edizioni passate (io vado al WMF dal 2015 e non mi sono perso nemmeno un’edizione, nemmeno quelle con le dirette online in piena pandemia).

Apro una parentesi ecologista. Chi mi conosce di persona, sa che quando posso mi sposto in bicicletta (pieghevole o tradizionale), oppure in treno + bici, anche per lavoro. Ovvio, se devo fare un appuntamento di lavoro con un agriturismo sperduto in campagna allora non posso fare questa scelta, ma quando posso, uso sempre questi mezzi. A Firenze mi sposto in tramvia + bici pieghevole (se diluvia) oppure solo in bici. Sono anche attrezzato con giacche e zaino impermeabili e mi è già capitato di spostarmi sotto violenti acquazzoni di quelli in stile sud-est asiatico, da stagione dei monsoni. È una scelta che ho fatto, consapevole e talvolta che richiede impegno, ma che mi piace.

Al WMF22 di Rimini, però, ho visto praticamente pochissime persone che hanno usato mezzi pubblici o mezzi ecosostenibili per arrivare in Fiera. Siccome si fa tanto a parlare di ecologismo ed ecosostenibilità, mi sono stupito di questa cosa, ma non mi riferisco ai “ragazzi” che organizzano, ma piuttosto alle schiere di giovani “comodosi”. Non voglio fare il “vecchio” boomer che s’inalbera per un nonnulla, ma mi sarei aspettato più persone che lasciano, come me, la bici pieghevole in guardaroba. Invece sono stato l’unico utente di 36 mila a lasciare una bici pieghevole in guardaroba e a farla passare allo scanner, in stile aeroporto.

A Rimini sono attivi un paio di servizi di noleggio bici e bici elettriche, poi anche di monopattini. Fuori dalla Fiera ho visto una ventina di monopattini elettrici parcheggiati, nei tre giorni del WMF22, più una quindicina di bici, tra elettriche e muscolari. Alle fermate degli autobus del trasporto locale, in discesa e in attesa, negli orari di arrivo e ripartenza a fine giornata, ho visto sparute persone, tipo venti per volta.

Non voglio fare né il pioniere, né lo strafighetto ambientalista, faccio quello che posso e quando posso farlo, ma m’impegno e ci provo. Uso la bici pieghevole dal 2015 e sono soddisfatto di questa scelta. Mi aiuta a tenermi in forma e a fare movimento.

Con la maglietta di Biciclettami, al WMF22 di Rimini.

Al Festival dell’Innovazione nazionale più importante in Italia e forse in Europa mi piacerebbe vedere il prossimo anno un po’ più di persone che fanno scelte come la mia. Non perché mi senta una mosca bianca. Anzi. Sono straconvinto di aver fatto una scelta giusta. Ma penso che da questi ragazzi che parlano tanto di innovazione e progetti ci si potrebbe aspettare molto, ma molto di più.

Perché non andrò a votare ai referendum sulla giustizia

facsimile scheda elettorare referendum 12 giugno 2022 giustizia

Premetto che sono del segno zodiacale della Bilancia e credo nel fondo di verità che sta dietro all’influsso degli astri sulle persone (se la luna influenza i raccolti, le semine, l’ululato del lupo, perché i pianeti non dovrebbero influire su di noi?). Tra l’altro siamo fatti al 60% di acqua e i pianeti hanno influsso sulle maree. Quindi per me non ci sono dubbi.

Come noto, la Bilancia è il segno zodiacale per antonomasia di coloro che aspirano al senso della giustizia. E del resto la bilancia, intesa come strumento per pesare gli oggetti, è anche il simbolo della giustizia per antonomasia.

Con questo non voglio dare ricette spicciole, ma proprio per questa ragione, ci tenevo a dire che non sono un superficiale e che anzi, la Giustizia, quella con la G maiuscola è un fondamento della civiltà e del quieto buon vivere nella comunità civile e umana.

Questo post non è però polemico (in pieno “stile Bilancia”).

Anzi, sarò breve e circostanziato. I referendum del 12 giugno sulla giustizia sono troppo complessi per essere risolti da un voto di persone che non siano addetti ai lavori. E questo per tante ragioni. Non solo perché noialtri non ne capiamo nulla di giustizia, sul piano tecnico, e tutti gli slogan del Sì o del No sono solamente delle mere semplificazioni un tanto al chilo.

Secondariamente, è la politica, quella che, sulla carta, dovrebbe essere “alta” e nobile, a doversene occupare, senza per questo dover “disturbare” noi cittadini, che appunto non ne capiamo nulla dell’argomento.

Personalmente, mi occupo di marketing digitale, com’è noto. Ho una piccola startup locale che si chiama Pistakkio, ed è attiva in tutta la Regione Toscana. Se mi si domanda che strategie e tattiche si possano o si debbano attuare per migliorare il posizionamento di un sito web, allora sono nel mio campo e posso rispondere. Viceversa, questi referendum mi sembrano un modo, da parte dei partiti e di chi ha proposto i referendum, per lavarsi le mani con l’argomento, demandare le decisioni ad altri ed evitare il compromesso (all’insegna di una non meglio identificata “purezza” o, se ribaltiamo la frittata, “celodurismo”).

La politica è compromesso per definizione (e qui torna il mio essere profondamente Bilancia). Se non si vuole accondiscendere a compromessi, per voler dare in pasto alla propria base elettorale di essere puri e indefessi, allora non si fa politica, bensì propaganda. E io alla propaganda non rispondo, anche perché conosco bene, da addetto di marketing, i meccanismi che si nascondono dietro al marketing, anche elettorale.

Non parlo dei 600 e rotti milioni di euro di spesa inutile per organizzare i referendum, perché scadrei nel populismo.

Che se la risolvano loro, i politici. E dico questo, non per qualunquismo, ma perché è il loro lavoro. Così come quando un mio Cliente mi domanda di risolvergli un problema sul suo sito web.

PS = non andrò nemmeno al mare. Anzi, probabilmente lavorerò!

A dieci anni dal terremoto della Bassa Modenese, non è tutto rose e fiori

la chiesa del voto di modena in via emilia centro dopo il terremoto del 29 maggio 2012

Sono passati già dieci anni. E meno male che stiamo in salute, e che possiamo raccontarla. Sia di quanto accadde dieci anni fa, sia per quanto attiene ai commenti dell’anniversario a cifra tonda. Primo punto.

La prima scossa 5.9 (era 6.1, ma fu ridotta dall’INGV per pagare meno danni) delle 4,02 di notte del 20 maggio 2012 coglie di sorpresa tutti i cittadini della Bassa Modenese e coinvolge anche il capoluogo, dove io ho abitato per diciotto anni, fino al 2013.

Come ricorderà chi era a Modena quel weekend, era un sabato mattina. La sera precedente, quindi venerdì sera fino a notte fonda, c’era stata La Notte Bianca, se non ricordo male secondo esperimento del genere nella città che è stata la mia casa per tanti anni. Ma il primo esperimento della Notte Bianca dell’anno precedente era stato poco seguito, mentre quel secondo anno, ci fu un grande successo.

Io ero stato in giro fino alle 3 di notte e ricordo una città viva, spumeggiante, come lo spumantino o prosecchino che scorreva tra le piazze ricolme di giovani, concertini per strada e nelle piazze. Modenesi e persone arrivate dalle città circostanti, città piena e finalmente una manifestazione che non aveva visto incidenti e i soliti scemi che si mettevano a “giocare” con i cocci delle bottiglie di vetro (come invece accadeva puntualmente tutti i Capodanni in Piazza Grande).

Voglio dire, io ero modenese, seppur di adozione. Diciotto anni non sono bruscolini e, tra l’altro, vivevo in pieno centro storico.

Essendo andato a letto alle 3 di notte, avevo appena preso sonno. Dopo un’ora, alle 4,02, mi svegliai di soprassalto, col letto che vibrava e si spostava. Mi alzai di scatto andai in sala e accesi la luce e vidi i contrafforti del mio appartamento, vibrare forte, come fossero di cartongesso. Stabile in pieno centro storico, costruito nel 1621 (c’è la targa, ancora oggi). Per fortuna restò tutto in piedi, anche se avemmo danni per una dozzina di migliaia di euro alle scale interne condominiali. Tanta paura. E poi le successive scosse “di assestamento”, che arrivavano a 4.0 e oltre, tutti i giorni.

La sommità della Chiesa del Voto di Modena, in Via Emilia Centro, dopo il terremoto del 29 maggio 2012

Il 29 maggio, nove giorni dopo, la scossa ancora più tremenda, almeno per chi stava a Modena, perché ancora più vicina al capoluogo, quella delle nove precise del mattino. Venne giù la palla della Chiesa del Voto, in Via Emilia Centro. Sfiorò una signora, poteva essere una strage, andò bene.

Da allora, passai svariate notti nel mio garage, rannicchiato nel bagagliaio della mia piccola 500, dopodiché, decisi di tornare per un periodo in Toscana.

Il terremoto della Bassa Modenese però fu anche uno spartiacque dal punto di vista della percezione della comunità emiliana di fronte ai prevedibili problemi che ci furono nella ricostruzione. Non è questa la sede per parlare di politica, nemmeno in senso lato, e anche se nel decimo anniversario del sisma modenese sentiremo parlare della tradizionale efficienza emiliana, col faccione del presidente della Regione che s’intesterà trionfalismi, poi se vai a parlare con la gente del posto, ancora oggi, ti ridono in faccia: ci sarà pure una ragione per cui da allora la “sinistra” fa sì e no fatica a raggranellare i suoi voti (e in numerosi comuni abbia ceduto lo scettro del potere, cosa un tempo impensabile).

E questo non è un giudizio, ma pura analisi.